Alchimia è un ristorante che sa esattamente chi è. Aperto nel 2018 in Viale Premuda 34 a Milano, è nato da una scelta precisa: portare in città la cucina piemontese nella sua forma più vera, quella rotonda e golosa che non ha bisogno di spigoli per conquistare.
“È una cucina accomodante”, racconta Alberto Tasinato, cofondatore. “Non è fatta di tecniche strane, ma di fondi, salse cremose, un bel incrocio tra carne e pesce. Sono piatti che tutti possono capire.”
Alchimia: 1 locale, 1 identità precisa
Il nome è programmatico. L’alchimia è trasformazione, e qui si trasforma una tradizione regionale in qualcosa che funziona perfettamente nel contesto di una delle città più competitive d’Italia per la ristorazione, ovvero Milano.
Il locale è aperto sette giorni su sette, pranzo e cena, con una zona lounge bar attiva dal pomeriggio. Un’offerta articolata che non è solo una scelta commerciale ma è il motore di un sistema virtuoso che permette di usare ogni ingrediente, ogni taglio, ogni preparazione fino in fondo.
La filosofia: tradizione senza banalità
La cucina piemontese, per molti, evoca semplicità. Per Tasinato evoca rigore.
“Fare un grande raviolo del Plin, un grande tajarin, comprare una battuta di fassona per una tartare – vuol dire andare a ricercare una carne sana, buona, economicamente corretta. È tradizione, certo, ma con la ricerca giusta non è mai banale.”
Il vitello tonnato, i ravioli del Plin, la cotoletta: piatti che il cliente riconosce e che nascondono, sotto una superficie familiare, un lavoro di selezione continua. Alchimia non insegue le mode ma le interpreta attraverso la propria identità.

Alchimia è Zero sprechi e circolarità
Il tema dello spreco in cucina è spesso una dichiarazione d’intenti. Ad Alchimia è una pratica quotidiana resa possibile dalla struttura del locale.
“Siamo fortunati: il ristorante è sempre aperto e abbiamo anche la parte di Lounge Bar, questo ci permette di avere due offerte diverse e di utilizzare al massimo la materia prima.”
Il meccanismo è concreto: i ravioli del Plin contengono tre carni, la cotoletta è fatta col vitello, il vitello tonnato con un altro taglio, e al pomeriggio arrivano le polpette. “Quando arriva la bestia, sappiamo che tutto quello che utilizziamo ha il suo posto”
L’esperienza vale più della cena
Tasinato è netto su questo: “La gente non esce più per nutrirsi. Devi rendere le due, due ore e mezza che passano qui particolari, diverse, emozionanti.”
E l’esperienza comincia prima di sedersi a tavola. Dal profilo social, dal sito, da come si risponde al telefono. Continua con i piccoli cadeau di fine cena, brandizzati – una pasta con il logo Alchimia – perché il ristorante rimanga in casa anche dopo che gli ospiti sono tornati a casa loro.
Insomma, è un sistema pensato in ogni dettaglio, dove la cucina è solo uno dei capitoli.

Il catering e il sogno della pizzeria per Alchimia
Alchimia oggi è due ristoranti – il secondo è Locanda alla Scala – e un progetto di catering che nell’ultimo anno e mezzo ha cominciato a dare soddisfazioni concrete. Ma il vero sogno è un terzo format: una pizzeria a marchio Alchimia.
“Ricerca delle materie prime, servizio snello ma attento, e un piatto molto pop che può avere un livello medio-alto. In una città come questa, c’è ancora spazio.”
Soplaya, lo strumento che ha cambiato la gestione degli ordini
Anche Alchimia ha scelto Soplaya per gestire gli approvvigionamenti. L’inizio è stato cauto, dopo sette anni di fornitori consolidati, aggiungerne uno nuovo sembrava superfluo. Poi è arrivata la chiarezza dei prezzi.
“Tanti servizi simili non hanno il tool del prezzo. Qui non ci sono sorprese: quando apri l’app sai subito se il vitello è salito, che disponibilità c’è, quanto puoi comprare. Un controllo dei costi che prima non avevo.”
Oggi Soplaya copre circa il 35% della fornitura su entrambi i ristoranti. Tasinato la descrive come “l’Amazon del ristorante”: cerchi, trovi, selezioni, acquisti. “Ti senti più sicuro rispetto a ordinare su WhatsApp, dove non vedi davvero quello che stai comprando.”
La funzione preferita? La barra di ricerca. “Anche in emergenza — non ho ghiaccio, cerco ghiaccio — la usi come ancora. E puoi farlo in autonomia, senza dipendere da nessuno.”
Una locanda milanese che in sei anni ha costruito un’identità solida, un sistema sostenibile e un progetto di crescita preciso. L’alchimia, evidentemente, funziona.
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