Chiara Canzoneri: quando la cucina è responsabilità

Chiara Canzoneri è una Chef che a Gorizia prende il territorio, lo mette in pentola e ti spiega perché ogni ingrediente conta.

In Via Rastello guida La Chincaglieria Gastronomica, proseguendo in parallelo un progetto di catering che rifugge il “tutto uguale per tutti”. Qui il prodotto viene prima della ricetta, la storia prima dell’estetica e il lavoro dei produttori prima di qualsiasi storytelling.

Dal 2018 usa Soplaya per tenere insieme qualità, autonomia e velocità, perché la cucina può essere artigianale quanto vuoi, ma l’organizzazione, se non regge… ti incasina la giornata.

Ma vediamo da vicino chi è Chiara Canzoneri.

Il potere del territorio

Ci sono ristoranti che parlano di territorio. E poi ci sono progetti che il territorio lo usano come struttura portante, come lente attraverso cui leggere ogni decisione: dal menu alla brigata, dai fornitori al racconto al cliente.

Il lavoro di Chiara Canzoneri sta tutto qui.

La Chincaglieria Gastronomica è il centro operativo di una visione più ampia che include progettazione gastronomica e collaborazione diretta con produttori e aziende del territorio.

Quindici anni fa Chiara arriva a Gorizia da fuori, ed è forse proprio questo sguardo esterno a farle cogliere qualcosa che spesso, chi vive un territorio da sempre, tende a dare per scontato: una ricchezza produttiva fuori scala.

La Chincaglieria Gastronomica: il prodotto prima della tradizione

Il progetto del ristorante nasce da una storia concreta. Nel 1848, nello stesso luogo, esisteva un’antica bottega gastronomica e i menu storici ritrovati da Chiara diventano punto di partenza da reinterpretare.

Qui succede una cosa davvero interessante, che vediamo sempre più spesso nei progetti solidi, ovvero la tradizione non è il fine, ma una conseguenza. Prima viene il prodotto, poi la sua storia e solo alla fine il piatto.

In poche parole, Chiara difende il territorio non tanto per ideologia, ma per logica e sicuramente tanto buon senso.

Lo dice lei stessa: “Non sono una fan del chilometro zero perché devo. Ma qui il chilometro zero diventa scontato. C’è talmente tanta ricchezza di prodotti, talmente tanta varietà di materie prime che non utilizzarle sarebbe veramente da sciocchi”.

Ed è esattamente questo il punto: quando il territorio è così ricco, ignorarlo sarebbe una scelta poco intelligente ma sopratutto un errore gestionale.

La cucina per Chiara Canzoneri è stata una vocazione

Il percorso di Chiara inizia presto, a 14 anni, con la scuola alberghiera. Nessuna eredità familiare da portare avanti, ma una sensazione fisica, quasi istintiva.

E quello che ci dice è meraviglioso: “È una passione nata tra le mura domestiche da un sentimento di benessere”

Da lì arrivano le cucine del Veneto, le esperienze, il lavoro quotidiano che trasforma l’istinto in metodo.
Ed è qui che emerge un tratto che ritroviamo in tutto il suo progetto, ovvero la cucina come spazio di responsabilità.

Un’impostazione che si riflette anche nel modo in cui Chiara vive il proprio ruolo oggi.

“Siamo il tramite tra il produttore e l’utente finale. Abbiamo una responsabilità importante e questo è veramente alla base del mio lavoro”.

Una frase che pesa, soprattutto in un momento storico in cui il racconto del cibo rischia spesso di diventare bucolico.

Il catering è tutta questione di adattamento

Come abbiamo detto, Chiara ha anche un’azienda di catering nato nel periodo post-Covid, come risposta a un settore che si è trovato improvvisamente a dover cambiare pelle.

“Noi chef abbiamo dovuto davvero reinventarci.”

È stato un progetto partito prima come personal Chef si è poi alalrgato. Ma invece di replicare il modello classico, Chiara sceglie una strada diversa fatta di piccoli numeri, progetti su misura e collaborazione stretta con aziende e produttori.

Ascoltando Chiara, quello che possiamo dire noi è che il catering che funziona oggi è quello che progetta bene ogni cosa ma soprattutto progetta esperienze.

2 squadre, 2 ritmi, 1 sola responsabilità

Ristorante e catering sono due mondi paralleli, con regole, ritmi e pressioni completamente diverse.

Nel ristorante, tutto è più prevedibile: orari noti, procedure consolidate, piatti che si ripetono con leggerezza, e la squadra sa cosa aspettarsi.

Nel catering, invece, ogni evento è un universo a sé con location sempre nuove, accessi complicati, orari che cambiano all’ultimo minuto e imprevisti dietro ogni angolo.

Nel catering non si può dare niente per scontato”, spiega Chiara. “Ogni volta entri in una cucina che non è la tua, ti devi adattare, capire dove mettere le mani e organizzare tutto in modo che la squadra possa lavorare senza panico”.

Qui emerge una competenza spesso sottovalutata, quella di saper gestire gli imprevisti senza scaricare tensione o stress sulla squadra.

Chiara continua: “è fondamentale lavorare in maniera serena per poter trasmettere agli ospiti ciò che vogliamo offrire. Se perdi la calma tu, la perde anche chi lavora con te”.

Sembra banale ma non lo è affatto! Queste cose bisogna saperle riconoscere e dirle ad alta voce.

Il catering è quindi saper orchestrare caos, tempi e persone. È adrenalina, precisione e intuito, tutto insieme. E Chiara lo fa sembrare naturale, perché ha imparato a trasformare l’imprevisto in parte della performance.

Soplaya: tecnologia sì ma anche TANTO rapporto umano

Chiara lavora con Soplaya dal 2018, quando il nostro progetto era proprio agli inizi.

Quello che ci dice immediatamente è: “all’inizio ero scettica, non sono una molto smart a livello di tecnologia. Lavoro con agende, ho bisogno della persona fisica, del contatto fisico e del riscontro con i miei collaboratori”.

Un’abitudine che conosciamo bene. Ed è legittimo, soprattutto in un settore dove il rapporto umano è centrale. Il punto di svolta, secondo noi, arriva quando la tecnologia smette di essere un ostacolo e diventa un alleato silenzioso.

Ma continua: “Soplaya è però diventata una cosa che mi ha agevolato e facilitato in tutte le fasi del mio lavoro”.

In sostanza ha deciso di dire addio agli ordini disorganizzati a favore di scelte più rapide, più consapevoli.

Autonomia, velocità e accesso ai piccoli produttori

L’App di Soplaya è lo strumento, ma il valore vero è l’autonomia lo dice Chiara Canzoneri: “il punto è che bisogna imparare ad evolversi e l’evoluzione nel nostro campo sta proprio nello snellire e con Soplaya posso autogestirmi gli acquisti”.

Per chi lavora tra ristorante e catering, questo significa poter reagire agli imprevisti senza bloccare tutto il flusso operativo.
E soprattutto significa non dover rinunciare ai piccoli produttori per questioni logistiche.

“L’app è facile, immediata e chiara: foto, dettagli e specifiche ti aiutano a capire cosa acquisti e a correggere in tempo reale, tutto con un clic. Non trovo nulla di simile altrove”.

Quindi basta fermarsi ogni volta, fare la lista, chiamare ogni singolo produttore (o scrivergli) e attendere una risposta. Basta lasciare il tempo in gestione al caso.

Infine Chiara ci dice: “mi avete permesso di collegarmi facilmente a piccoli produttori, caseifici e salumifici, accessibili prima solo andando di persona, rendendo semplice usare i loro prodotti senza rinunciare alla qualità”.

Una visione che tiene insieme tutto

I progetti di Chiara Canzoneri funzionano perché cucina, organizzazione e racconto viaggiano insieme. Il territorio diventa base del lavoro, la tecnologia accelera e semplifica senza sostituire la competenza, e il prodotto racconta cultura, storia e valore oltre a essere materia prima.

E quando questi elementi si tengono insieme, il risultato è una ristorazione che regge il presente e si prepara al futuro, senza perdere identità.

Esattamente il tipo di progetto che ci piace raccontare.

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