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Da ristorante a mensa per lavoratori: riapri il tuo locale!

Ormai è chiaro che, nella maggior parte dei casi, i ristori erogati dal Governo non sono sufficienti a compensare le perdite subite, nemmeno in minima parte.

Ma c’è chi, in questo drammatico clima di incertezza, ha provato ad escogitare delle soluzioni alternative per sottrarsi all’ombra – incombente – del fallimento.

Da Bergamo, l’idea di convertire il proprio ristorante in una mensa per lavoratori

È il caso di Francesco Cipolla, titolare del ristorante Quanto Basta di Almenno – piccolo Comune bergamasco – che, dopo aver letto attentamente il Dpcm di Novembre, ha scoperto che le mense possono rimanere aperte, purché con contratto o convenzione di lavoro.

Da lì, l’idea di “trasformare” il proprio ristorante in una mensa per lavoratori, al fine di ospitare – solo a pranzo – operai, muratori e carpentieri locali, nonostante la zona rossa.

E, grazie a questa idea, ora riesce a fare circa 70 coperti al dì, sopperendo – almeno in parte – alle spese di gestione del locale.

Naturalmente, fin dall’ingresso, le norme anti-covid vengono rispettate pedissequamente: la mascherina può essere, infatti, abbassata solo per mangiare e la distanza fra i tavoli deve essere sempre di almeno un metro.

Francesco è l’interpretazione del famoso proverbio italiano “chi fa da sé, fa per tre” e, dopo di lui, molti altri ristoratori hanno fatto richiesta per convertire il proprio locale.

A Treviso, oltre 500 richieste di adattamento

Solo in provincia di Treviso, ad esempio, ben 500 ristoranti hanno presentato la domanda per l’adattamento a mensa per lavoratori.

“Il servizio di mensa rappresenta una possibilità concreta, non solo per i ristoratori in difficoltà, ma anche per le tante attività produttive aperte che potranno beneficiarne. Naturalmente, monitoreremo la correttezza dei contratti, che dovranno essere sottoscritti nel rispetto delle regole e in virtù delle reali esigenze. Non vogliamo eccessi» – Ha spiegato Diana Sartorato, presidente provinciale FIPE.

Si tratta, dunque, di un approccio possibile e soprattutto utile, che garantisce ai tanti lavoratori sparsi per l’Italia un pasto caldo, evitando la “schiscetta” da casa o il pranzo in automobile – magari al freddo.

I vantaggi della mensaCome può avvenire questo passaggio e quali vantaggi dia, ce lo spiega Ferdinando Busato, proprietario della Pizzeria Maria di Zero Branco (TV) che, in un’intervista ad Italia a Tavola, afferma: «La nostra pizzeria ora apre a mezzogiorno, come mensa per lavoratori. Al locale possono accedere solamente le ditte e i lavoratori in possesso di una partita IVA attiva, che sono tenuti a firmare un contratto non vincolante, necessario a tenere traccia dei commensali e a verificare la veridicità dei dati forniti. Per la procedura di conversione, ho contattato il Sindaco, Confcommercio e la Prefettura, che mi hanno indicato le linee guida da seguire: andiamo avanti così dal lunedì al venerdì, sempre a pranzo, e continuiamo con l’attività d’asporto nel weekend»

Una formula che i clienti sembrano apprezzare giacché, quotidianamente, si recano alla Pizzeria Maria per una pausa pranzo che profuma di “normalità”. 

Come funziona il contratto?

Per agevolarti, ti riportiamo un fac-simile di contratto per la somministrazione di pasti, che dovrà essere compilato nelle parti mancanti, in base alle esigenze di ogni azienda. Ti consigliamo inoltre, di riportare il numero massimo dei lavoratori per i quali la ditta sottoscrive il contratto.

Per completezza infine, all’entrata del tuo ristorante puoi esporre un cartello con il quale informi i tuoi clienti che il servizio di ristorazione al tavolo è riservato solo ed esclusivamente ai dipendenti delle ditte convenzionate.

Ti ricordiamo, inoltre, che l’intenzione di convertire il tuo ristorante in una mensa per lavoratori, va resa nota al Comune di riferimento, che successivamente informerà la Prefettura e Confcommercio per la validazione della domanda, onde evitare sanzioni.

Scarica QUI il fac-simile del contratto 

Tutto questo sarà sufficiente per “salvare” il mondo della ristorazione? Probabilmente no, ma sicuramente darà un po’ di respiro agli esercenti. E anche in Friuli-Venezia Giulia c’è chi ci ha già pensato, evidenziando fin da subito risvolti positivi per il proprio portafogli.

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