Un Veganuary senza drammi

Veganuary non è una moda da subire, è un’occasione da sfruttare bene.
Il vegetale funziona solo se ha carattere, tecnica e senso economico: niente piatti tristi, niente greenwashing. Ingredienti stagionali, legumi, cereali, funghi, fermentazioni e zero-waste diventano strumenti di gusto, non bandierine etiche.

Che tu scelga un approccio artigianale, tecnico o più immediato, il punto è uno solo 👉 il cliente vuole sempre mangiare bene.

Vegetali, gusto e clienti felici: missione possibile?

Gennaio è il mese in cui tutti parlano di Veganuary, e se sei uno chef o gestisci un ristorante, ignorarlo sarebbe un errore strategico. Non sto parlando di fare greenwashing o di lanciarti in piatti vegani solo per moda: è l’occasione perfetta per attrarre clienti curiosi, sperimentare nuovi sapori e, perché no, ottimizzare i costi senza snaturare la tua cucina.

Le 4 regole d’oro del Veganuary

VeganuaryPrima regola: pensa a piatti con personalità. Non basta togliere carne e latticini. Un burger vegano senza carattere rimane un triste sostituto. Investi in ingredienti di qualità come legumi, cereali integrali, funghi, verdure di stagione. Spezie e fermentati diventano i tuoi alleati migliori: miscelali con coraggio, dai profondità e struttura ai piatti.

Secondo punto: non improvvisare in cucina. Il Veganuary porta un aumento di richieste vegane e se il tuo staff non è pronto, rischi piatti monotoni o poco equilibrati. Prepara ricette collaudate, studia combinazioni di consistenze e assicurati che anche i piatti più semplici abbiano impatto visivo e gustativo.

Terzo consiglio: sfrutta il marketing. Il Veganuary è anche un’opportunità di comunicazione. Evidenzia i piatti vegani nel menu, racconta gli ingredienti locali o particolari e condividi contenuti sui social con autenticità. Niente slogan vuoti, mostra il tuo impegno e la tua creatività. Così attrai non solo vegani, ma anche clienti curiosi e flexitariani, senza sacrificare il gusto.

Quarto: attenzione al bilancio. Gli ingredienti vegani di nicchia possono sembrare costosi, ma spesso si possono sostituire con prodotti locali e stagionali senza perdere qualità. Il Veganuary deve essere un’occasione per innovare senza fare danni al portafoglio.

Il cibo che il cliente vuole oggi

Oggi il cliente non cerca più prodotti industriali ma vuole sapere da dove arrivano gli ingredienti e quanto ci tieni al loro benessere. Il plant‑based ha smesso di essere una moda e si è evoluto: la prima ondata ha portato burger e polpette vegetali, la seconda ha esplorato proteine alternative come soia, piselli e micoproteine, e ora siamo nella terza ondata dove contano gusto e benessere. Funghi, legumi e cereali integrali diventano protagonisti in piatti creativi, colorati, nutrienti e pieni di sensazioni che restano in memoria.

E non fermarti al vegetale perché il zero‑waste non è solo una questione etica ma un vero strumento di gusto. Trasformare quello che normalmente butteresti in un ingrediente prezioso significa sorprendere il cliente, rispettare le risorse e… siamo sempre lì… tenere sotto controllo il budget.

Veganuary

3 modi per domare il Veganuary in cucina

Ci sono diversi approcci da poter seguire:

  • Martino Rossi è il riferimento per chi ama il contatto diretto con gli ingredienti. Qui non si tratta di piatti pronti da scaldare, ma di farine e semilavorati da legumi e cereali pensati come veri ingredienti. Lo chef qui è il protagonista: costruisce texture, sapore e identità del piatto dal nulla, usando il vegetale come una base creativa, esattamente come farebbe con una farina tradizionale o una proteina grezza. Non ci sono scorciatoie, ma la soddisfazione di chi sa creare qualcosa di unico è impagabile.
  • Planted prende invece una strada più tecnica: fermentazione e struttura sono al centro. I prodotti sono pensati per garantire resa gastronomica precisa, pulita e ripetibile, perfetti per menu contemporanei e servizi ad alto ritmo. Qui non stai “giocando”, stai avendo strumenti concreti in cucina: controllo, consistenza e affidabilità senza rinunciare a un profilo sensoriale evoluto. Perfetto quando vuoi sorprendere senza improvvisare.
  • Beyond Meat, infine, punta sulla familiarità. Qui il gioco è più semplice: forme, gesti e utilizzi richiamano la cucina tradizionale. È un modo immediato per integrare il vegetale in carta, intercettare un pubblico ampio e trasversale, senza far impazzire lo staff o dover rivoluzionare la linea.

Tre approcci diversi, ma con lo stesso obiettivo, ovvero il vegetale come linguaggio flessibile, capace di adattarsi tanto alla cucina creativa quanto a quella operativa.

Alla fine, il punto è questo 👉 non esiste “la soluzione vegetale” perfetta. Esiste quella che funziona per te, per il tuo menu, per il tuo ritmo di lavoro. Il resto sono chiacchiere.

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